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Chiunque abbia avuto a che fare con una causa civile avrà sicuramente sentito parlare di “depositi”, “iscrizione al ruolo della causa”o “notifiche”. Si tratta di atti o adempimenti quotidiani per l’avvocato ma, spesso, del tutto oscuri per il comune cittadino, ignaro sia del contenuto di queste attività, sia del loro reale “costo”.

Facciamo un po’ di chiarezza: quali sono le voci di spesa per una causa?

La parte che intende agire in giudizio per prima, e quindi avviare la causa, dovrà farsi carico di tre diverse voci di spesa:

  • Spese per notifiche (degli atti di causa)
  • Spese per “iscrizione a ruolo” del procedimento
  • Spese per anticipazione forfettaria (il c.d. bollo)

Le spese di notifica (tranne il caso in cui la notifica venga eseguita direttamente dal legale in forma elettronica, vale a dire a mezzo pec, “posta elettronica certificata”) sono quelle da corrispondere di regola agli ufficiali giudiziari: esse riguardano i costi relativi alla formale comunicazione (c.d. notifica, appunto) dell’atto di citazione o del ricorso alla controparte.

Della notifica è in genere incaricato l’ufficiale giudiziario, appunto: si tratta di una figura di  pubblico funzionario, con varie competenze ed attribuzioni nell’ambito dell’ordinamento giudiziario.

Le spese di notifica variano a seconda che essa venga eseguita:

  1. a) a mezzo posta;
  2. b) “a mani” del destinatario (cioè di persona, in modo da avere maggiore certezza dell’avvenuta consegna dell’atto);
  3. c) a mezzo posta elettronica certificata.

Nel primo caso il costo è fisso; nel secondo caso varia in base alla lontananza del luogo ove il preposto alla notifica deve consegnare l’atto; nel caso di notifica a mezzo posta elettronica certificata sarà invece il legale a provvedere ad ogni adempimento, senza necessità di rivolgersi agli ufficiali giudiziari.

L’ “iscrizione a ruolo” è il momento in cui si attiva il vero e proprio procedimento davanti al Tribunale competente, vale a dire il momento in cui il fascicolo contenente gli atti di parte viene depositato dal legale nella cancelleria del Tribunale.

Contestualmente al deposito del fascicolo (necessario per iscrivere al ruolo la causa), la parte che intende rivolgersi al Tribunale dovrà versare allo Stato una tassa: il c.d. “contributo unificato”.

A quanto ammonta questo contributo?

Esso va determinato di volta in volta, in base alla materia, al valore della causa ed all’organo competente, secondo gli importi, periodicamente aggiornati, stabiliti dal Testo Unico sulle spese di giustizia (D.P.R. 30 Maggio 2002 n° 115). Per avere un’idea, possiamo tenere presente che, ad oggi, per i giudizi civili il contributo unificato varia entro una forbice compresa tra un minimo di 43 euro (per le cause di valore più basso, entro i 1.100 euro) fino ad un massimo di euro 1.686 (per i contenziosi di importo più alto, cioè superiori a euro 520.000).

I contributi sono dimezzati in alcune ipotesi come, ad esempio, nel caso in cui si intenda procedere per ottenere un “decreto ingiuntivo” o per uno “sfratto”; sono invece esenti dal pagamento del contributo unificato le cause di lavoro, sempre che il lavoratore si trovi al di sotto di determinate soglie di reddito, periodicamente adeguate (ad oggi, individuate in circa 35.000 euro di reddito familiare annuale).

È possibile per il cittadino verificare il costo effettivo da sostenere per l’iscrizione al ruolo del proprio giudizio civile?

  • Si tratta di informazioni a cui qualunque utente può avere accesso, verificando, in assoluta trasparenza, il costo preciso per l’iscrizione al ruolo, distinto in base al valore della causa e alla tipologia del procedimento giudiziario, facendo riferimento alle Tabelle disponibili on line.

Una volta “incardinato” (cioè avviato) il giudizio, è possibile conoscere la fase in cui il procedimento è giunto? 

  • Anche in questo caso, si tratta di informazioni del tutto trasparenti ed alla portata di qualsiasi cittadino: lo stato del giudizio può essere constatato attraverso la semplice consultazione del portale internet predisposto dal Ministero della Giustizia. Basterà scegliere dapprima l’Ufficio Giudiziario (cioè il Tribunale) ed il tipo di contenzioso; poi, al passaggio successivo, inserire il numero di ruolo generale e l’anno che identificano il vostro procedimento. Avrete così accesso a tutta la “storia” della vostra causa, accedendo ad informazioni quali: giudice, prossima udienza prevista ed attività compiute dalle parti (o meglio, dai loro legali).
  1. Infine, tra le spese vive da sostenere per l’avvio di un procedimento civile, occorre anche considerare le spese per i c.d. “bolli”. Nelle cause con valore superiore a 1.100,00 euro, infatti, il cittadino che intende ricorrere al Tribunale dovrà versare la c.d. “anticipazione forfettaria”, meglio conosciuta come “marca da bollo da 27 euro”.

Si tratta, a differenza del contributo unificato, di una somma individuata dalla legge in misura fissa: essa rappresenta, di fatto, una sorta di rimborso anticipato dei diritti, delle indennità di trasferta e delle spese di spedizione per la notifica degli atti del giudizio. Questa marca da bollo deve essere presentata, dal legale della parte che per prima si costituisce in giudizio, unitamente al contributo unificato.

In conclusione, ogni utente può verificare da solo ed in qualsiasi momento, senza necessità di muoversi da casa, l’esatto ammontare da pagare per l’avvio di un giudizio civile e lo stato di avanzamento dello stesso, consultando liberamente le tabelle ed il portale ministeriale disponibili on line.

Tali spese, purtroppo, non sono evitabili per nessuno: anche per questo motivo, la ricerca di un accordo extragiudiziale è sempre da considerare la via privilegiata, arrivando al giudizio solo come extrema ratio (cioè come soluzione estrema), finalizzata a tutelare i propri diritti.